A San Gimignano (SI), la storia di Stefano Valenti, 23 anni, racconta come l’agricoltura possa ancora essere una scelta autentica per le nuove generazioni. Cresciuto nell’azienda di famiglia, Valenti descrive il suo percorso come un equilibrio tra tradizione e consapevolezza: “Il cuore ha fatto il 90% del lavoro. La passione per la terra mi è stata trasmessa e non ho mai pensato di abbandonarla”. Una decisione che si discosta dalle traiettorie più comuni tra i coetanei, spesso orientati verso professioni digitali o urbane.
Il lavoro agricolo, però, non concede scorciatoie. “Le piante non aspettano. Non hanno sabati, domeniche o ferie”, spiega Valenti, evidenziando la dimensione totalizzante della viticoltura. Una condizione che può apparire poco compatibile con le abitudini dei giovani, ma che per lui rappresenta un modo di vivere: “Non lavoriamo, viviamo nel campo quello che ci piace”. Fare vino diventa così un atto di identità, un gesto che unisce tecnica e creatività: “È pura libertà di espressione. Ogni produttore può dare un carattere personale al proprio vino”.
La sua interpretazione della vernaccia riflette questo dialogo tra generazioni. Da un lato la tradizione della riserva, con acidità e amarezza più marcate; dall’altro la spinta innovativa dei giovani del consorzio, che sperimentano macerazioni e letture più immediate del vitigno. “Oggi assaggiamo vernacce molto diverse, pur essendo nello stesso comune”, osserva Valenti, sottolineando come la diversità stilistica sia diventata un valore.
L’azienda lavora in biologico e integra tecnologie avanzate: meccanizzazione in vigna, presse di nuova generazione, scambiatori termici. “Abbiamo la possibilità di fare tutto. Il progresso mi piace e lo seguo”, afferma, indicando una visione dell’agricoltura che non rinuncia all’innovazione.
Valenti ha avviato anche prove di spumantizzazione, con metodi classici in purezza e blend tra vernaccia e chardonnay. “Ho fatto sei tipi di spumantizzazione. Sono in affinamento, vedremo quale sarà la più promettente”, racconta. Una sperimentazione che rispecchia la curiosità dei giovani produttori e la volontà di misurarsi con mercati in evoluzione.
Guardando al futuro, il suo obiettivo è chiaro: difendere le piccole realtà familiari. “Spero che tra vent’anni ci sia ancora spazio per aziende come la nostra. Le piccole realtà permettono di esprimere un carattere che evita la monotonia e mantiene viva la curiosità del consumatore”. Un messaggio che sintetizza il ruolo dei giovani vignaioli: ponte tra tradizione, innovazione e responsabilità verso la terra.




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