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Il 5 maggio di vent’anni fa moriva a Firenze Gino Bartali, il grande campione toscano di ciclismo, noto al mondo per aver vinto, tra gli anni Trenta e Cinquanta, importanti competizioni, – tra cui tre Giri d’Italia e due Tour de France – per la sua leggendaria rivalità con Fausto Coppi e, in anni più recenti, anche per aver contribuito a salvare la vita a decine di ebrei durante l’occupazione tedesca.

Un vero protagonista del ciclismo italiano, cattolico devoto e antifascista convinto, un po’ burbero, come raccontano in molti, ma con un cuore davvero grande. Nel 2013 l’atleta è stato nominato “Giusto tra le nazioni“, secondo quanto stabilito dallo Yad Vashem, per aver rischiato la propria vita trasportando con la sua bicicletta documenti e foto tessere per gli ebrei negli anni drammatici della Seconda Guerra Mondiale.

“Un grande personaggio che ha lasciato senza dubbio un segno nella mia vita – mi confida Lisa Bartali, nipote del campione – anche se mio nonno in famiglia era abbastanza schivo, raccontava poco della sua vita e da bambina non mi rendevo conto che fosse così importante, purtroppo è morto che io ero adolescente”.

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Lisa, figlia di Luigi, il secondo figlio di Bartali, ha imparato a conoscere il nonno con il tempo, anche attraverso i racconti di famiglia e sicuramente per il desiderio di andare alla scoperta delle proprie radici.

“Oggi lo ricordo spesso, rimane per me una grande fonte di ispirazione. Ho apprezzato il suo coraggio, la lealtà che ha manifestato come atleta e soprattutto come uomo. Si tratta di una grande eredità morale, un esempio che trovo estremamente attuale; mi farebbe piacere che alle nuove generazioni venisse trasmesso il suo altruismo, la virtù che lo caratterizza di più. E poi Gino Bartali rappresenta senza dubbio un modo di vivere lo sport solidale e meno individualista che meriterebbe di essere riscoperto dai più giovani”.

Una passione, quella per la bicicletta, che nonno Gino è riuscito a tramandare in qualche modo anche a lei. Non è certamente un caso che Lisa gestisca da qualche anno il blog biciclettami.it, uno spazio virtuale nato per promuovere il ciclismo urbano ma anche per portare avanti la memoria del campione.

“Ho dedicato la rubrica ‘Ritratto di famiglia‘ alle imprese storiche del nonno. Il web è il mezzo ideale per arrivare a un pubblico più giovane che non ha conosciuto Bartali e le sue vittorie. Poi ho realizzato la rubrica ‘Due ruote un diario‘ in cui promuovo il ciclismo urbano perché mi sento anche in dovere fare qualcosa per Firenze, affinché tutti possano riscoprire la bici, un mezzo ecosostenibile fantastico”.

Lisa Bartali si occupa da anni anche di promuovere le iniziative e gli eventi dedicati alla memoria del nonno, tra cui conferenze, incontri con gli studenti, intitolazioni di spazi cittadini e persino di alberi.

“Prossimamente, in collaborazione con il comune di Castelfiorentino, paese di origine della mia famiglia, stiamo organizzando l’intitolazione di un parco urbano e sono promotrice dell’iniziativa. Ma gli eventi sono tanti e spesso vengo contattata dai comuni toscani e dalle scuole. L’interesse è sempre rivolto a riscoprire l’atleta ma anche l’uomo di valore che ha fatto tanto durante la Seconda Guerra. Mi fa piacere ricordare che il 5 maggio, per il ventennale dalla morte, a “Italiani”, su Rai Storia, alle 21.15 andrà in onda un bellissimo documentario firmato da Gianluca Miligi e Marco Orlanducci in cui ci sarà anche la mia testimonianza e quella di mio padre”.

Gino Bartali va dunque ricordato per aver scritto pagine indelebili di storia di ciclismo ma anche pagine importanti di storia italiana, come simbolo di un eroismo silenzioso in grado di emozionarci ancora e che oggi andrebbe davvero ritrovato.

Si ringrazia Lisa Bartali per la concessione delle foto.

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