Ci sono territori che non hanno bisogno di urlare per farsi notare. Basta ascoltarli. L’Orcia DOC è uno di questi: una striscia di Toscana sospesa tra i due colossi di Montalcino e Montepulciano, ma capace di esprimere una voce propria, autentica e poetica. Durante l’edizione 2025 di DiVinOrcia, organizzata dal Consorzio Orcia DOC, i produttori della valle hanno dimostrato quanto questa denominazione sia ormai matura, coerente e sorprendentemente sfaccettata. Una rassegna che, calice dopo calice, ha raccontato di terroir, passione e nuovi orizzonti stilistici. Sempre più cantine, inoltre, hanno iniziato a sperimentare versioni spumantizzate, segno di una voglia di esplorare nuovi linguaggi senza perdere di vista la propria identità.
Tra eleganza e identità
Dalle colline che guardano la Val d’Orcia, il Sangiovese, re discreto e sincero, trova qui una sua dimensione di armonia, tra freschezza e profondità, tra sole e vento. Nonostante altitudini, suoli e stili diversi, il filo conduttore che unisce i vini della denominazione è una linea sapida che attraversa i calici come una scia luminosa, accompagnata da una trama tannica che, a seconda della mano che la guida, può essere ferro o piuma, rigore o carezza, ma resta sempre un marker incredibile e indelebile del Sangiovese dell’Orcia. Un Sangiovese lontano dalla potenza muscolare e sempre più orientato verso la grazia, la bevibilità e l’eleganza moderna, capace di adattarsi ai cambiamenti climatici con vini più snelli, luminosi e seducenti. Accanto ai rossi tradizionali, emergono anche bianchi, rosati e bollicine di carattere: una denominazione viva, curiosa, capace di innovare restando fedele alla propria essenza.
Le voci del territorio
Sassodisole propone un’Orcia dal respiro minerale, elegante e teso, dove il frutto rosso si veste di note balsamiche e la trama tannica accarezza più che mordere. Un vino che parla di equilibrio e rispetto, come un dialogo silenzioso con la terra.
Campotondo, nel cuore di Campiglia d’Orcia, si distingue per l’intensità e la precisione aromatica: ciliegia matura, macchia mediterranea e un finale di spezia fine. Un’interpretazione che guarda con orgoglio alla classicità toscana.
Alla Tenuta Sanoner, la visione biodinamica incontra l’eleganza più moderna: vini puri, vibranti, dove la materia si fa luce e trasparenza. L’Orcia qui profuma di fiori e calcare, segno di un equilibrio che nasce da una filosofia olistico-coerente.
Poggio Grande porta nel bicchiere un racconto familiare fatto di autenticità e mano femminile: vini dalla spalla forte, dal frutto pieno, ma sempre eleganti, con un’anima sincera e territoriale.
Fabbrica gioca invece su finezza e slancio: il suo Sangiovese si muove leggero, preciso, quasi “verticale”, con note di ciliegia croccante e un tannino delicatamente cesellato.
Dalla Bagnaia arriva un vino schietto, dal profilo genuino e diretto, che racconta il volto più rurale dell’Orcia, dove frutto e terra si fondono in un abbraccio autentico.
Donatella Cinelli Colombini, pioniera e ambasciatrice della denominazione, conferma la sua impronta di eleganza e finezza. Oltre alla raffinatezza del suo Sangiovese, emerge la passione per il Foglia Tonda, antico vitigno toscano riscoperto e valorizzato con maestria, capace di donare profondità e identità alle sue etichette.
Con Capitoni, la voce del territorio si fa più profonda e intima. I suoi vini hanno la densità del tempo e la pazienza della botte grande. Strutturati ma mai rigidi, sono un’ode al Sangiovese più introspettivo.
La Nascosta offre interpretazioni moderne, leggere, quasi rarefatte, ma la vera sorpresa è la linea dei bianchi, sempre più convincente: eleganti, tesi, luminosi, capaci di mostrare un volto inedito e brillante della denominazione.
Infine, Olivi chiude il cerchio con una personalità ben definita. Nei rossi emerge eleganza e sapidità, mentre il Syrah racconta la sua anima più originale: speziato, floreale, sensuale. Un vitigno internazionale che qui si esprime in chiave del tutto toscana, con stile e autenticità.
L’Orcia che verrà
Tra un calice e l’altro, DiVinOrcia 2025 ha confermato che questa denominazione non è più un “territorio di mezzo”, ma una realtà pienamente consapevole del proprio valore. L’Orcia DOC è una promessa mantenuta: quella di un vino che parla di persone, di colline, di luce e silenzio.
In chiusura dell’evento, nell’intervista alla presidente del Consorzio, Giulitta Zamperini, è emersa con chiarezza la direzione intrapresa: il percorso verso il riconoscimento della DOCG, per rendere la denominazione ancor più identitaria e definita. Un cammino già avviato, che prosegue con determinazione e convinzione, e che, come dichiarato dalla presidente, potrebbe concludersi nell’arco di un anno.
Un passo importante per una terra che ha imparato a raccontarsi con voce propria, tra eleganza, coraggio e visione.




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