Il recente decreto interministeriale Mef–Masaf ha definito il quadro fiscale per la produzione di vino dealcolato in Italia, regolando accise e gestione dell’alcol rimosso. Una novità che permette finalmente di lavorare anche nel Paese senza ricorrere a impianti esteri, pratica finora diffusa soprattutto in Germania e Spagna. La norma è stata accolta positivamente dalle organizzazioni nazionali del settore, che chiedevano da tempo un allineamento con gli altri Paesi europei.
In Toscana, però, il tema non ha trovato terreno fertile. I principali consorzi mantengono una posizione prudente e, almeno per ora, distante dal segmento. Per Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, “il vino è un prodotto naturale” e l’idea di rimuovere l’alcol tramite macchine “non ci interessa”. Una posizione netta: “Il Chianti Classico non sarà mai dealcolato”.
Anche Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, sottolinea che per le Dop la dealcolazione non è prevista: “È un argomento sterile che non ha interesse nella denominazione”.
Più critico Francesco Mazzei, presidente dell’associazione Altra Toscana: “Non credo nei vini dealcolati. Il processo è invasivo e poco sostenibile: servono molti litri d’acqua per ottenerne uno”. Mazzei solleva anche dubbi sul profilo salutistico e sul contenuto zuccherino del prodotto finale.
Scetticismo condiviso da diversi produttori storici. Per Ludovica Lisini, di Montalcino (SI), l’alcol è un elemento identitario: “Senza alcol non è vino, è qualcos’altro”. Una visione ribadita da Emanuela Tamburini, del Chianti: “L’alcol deve essere in equilibrio con la struttura. Senza, non avremmo profumi né complessità”.
Accanto alle resistenze, emergono però esperienze alternative. A Roselle (GR), Laura Mauriello lavora su vini a bassa gradazione ottenuti direttamente in vigna, pensati per avvicinare i consumatori più giovani: “Hanno palati meno abituati. Partire da gradazioni più basse può aiutarli a scoprire il frutto”.
Il settore del vino sta attraversando una fase di trasformazione che richiederà scelte chiare. La sfida sarà accompagnare l’evoluzione del mercato senza perdere i valori che definiscono l’identità del vino italiano.



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