L’azienda vitivinicola Campanelli è situata nel comprensorio del Verdicchio dei Castelli di Jesi (AN), più precisamente a San Paolo di Jesi. È nata nel 2021 dalla grande passione di Francesco Campanelli. Vanta vigneti in diverse zone dello straordinario territorio attorno a Jesi: il vitigno principe è il Verdicchio, affiancato da qualche filare di Canaiolo, allevati secondo i dettami dell’agricoltura biologica. In un recente viaggio con alcuni amici ho incontrato Francesco e gli ho posto le seguenti domande.
Come nasce la storia della vostra cantina e in che modo si è evoluta di fronte ai cambiamenti globali degli ultimi anni?
“La storia della mia cantina è molto recente ed è difficile valutare l’impatto dei cambiamenti globali in un lasso di tempo così breve, poiché produco vino soltanto dall’annata 2021. Ho iniziato in un momento complesso per il mondo del vino e, tutto sommato, riesco a crescere piano piano nonostante tutto. Forse perché da vendere zero bottiglie a venderne poche si fa comunque meno fatica. Probabilmente sarebbe diverso se avessi volumi elevati da mantenere.
Sono appassionato di vino da tempo, autoctono dei Castelli di Jesi e innamorato della mia terra. Provengo da una famiglia che aveva storicamente una produzione di vino fatto in casa per consumo privato. Il mio percorso professionale, però, era indirizzato altrove: dopo la laurea in economia ho ricoperto il ruolo di Responsabile delle Risorse Umane in una società di ingegneria fino al 2024.
Nel 2021 la passione per il vino mi ha spinto ad avviare un’attività che inizialmente doveva essere un gioco, un passatempo “per passione”, ma che in breve tempo è diventata la mia occupazione prevalente. C’è ancora molto da costruire, anche a livello di relazioni commerciali, ma sto facendo del mio meglio. L’instabilità globale non aiuta gli operatori, soprattutto gli importatori esteri, a investire su nuove cantine: per chi ha iniziato da poco è un ostacolo. Dall’altro lato, però, ho la sensazione che ci si stia abituando all’instabilità e che negli ultimi mesi il mondo sia diventato un po’ più resiliente. Qualcuno si è stancato di avere timore e ha deciso di andare avanti comunque. Ma forse è solo una mia impressione legata a questi primi mesi del 2026.”
Qual è stata l’ispirazione che vi ha avvicinato alla viticoltura e come è cambiata la vostra visione con l’arrivo di tecnologie e pratiche più sostenibili?
“L’ispirazione nasce dalla mia passione per il territorio da cui provengo. Nel mio piccolo mi piacerebbe contribuire a dare visibilità a una terra che amo e che ritengo fortemente sottovalutata. Le pratiche sostenibili, per chi inizia come me, sono un punto di partenza e non di arrivo: non posso parlare di cambiamento in soli cinque anni di attività. Mi manca la consapevolezza data dall’esperienza, che confido mi aiuterà a fare scelte sempre più ragionate e non solo legate ai protocolli.”
Quali varietà coltivate oggi e come le vostre scelte stanno dialogando con il cambiamento climatico e con le richieste dei mercati internazionali?
“Verdicchio, Verdicchio e ancora Verdicchio… e poi un piccolissimo appezzamento di Canaiolo, che per lo più è un gioco personale. Ritengo che l’eccellenza del nostro territorio vada valorizzata per ciò che è, senza inseguire mode. Il bianco fermo dei Castelli di Jesi è un’eccellenza mondiale, ed è su quello che dobbiamo puntare.
Si tratta di un vitigno e di un territorio che stanno dimostrando una buona resilienza ai cambiamenti climatici, probabilmente maggiore rispetto ad altre aree vitivinicole italiane. Il mercato internazionale oggi chiede vini bevibili ma non banali, e nei Castelli di Jesi questo è possibile. Noi produttori dobbiamo solo saper intercettare questa domanda.”
In che modo l’evoluzione climatica sta modificando i vostri vini, le pratiche agronomiche e le decisioni di cantina?
“Nella mia breve esperienza ho visto un’annata calda e siccitosa come la 2022, che nei Castelli di Jesi ha dato espressioni notevoli. Forse abbiamo un territorio eletto che ci aiuta a difenderci dal cambiamento climatico; forse è anche l’esperienza dei viticoltori che sta crescendo.
Per contro, nel 2023, con una primavera e un inizio estate falcidiati dalla pioggia, chi lavora in biologico come me ha perso un buon 50% della produzione, se non di più. La guardia alta serve sempre.”




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