La vendemmia 2026 si avvicina anche in Toscana, mentre Regione Toscana approva la riduzione delle rese per contenere gli effetti di un mercato rallentato. Molte cantine devono fare i conti con gli invenduti delle annate precedenti, una situazione che per alcuni produttori rende persino plausibile la scelta di non vendemmiare: una decisione estrema, che però non riguarda l’intero comparto.

Tra chi affronta la stagione con maggiore solidità c’è Giovanni Folonari, alla guida delle Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari. “Noi siamo abbastanza fortunati, perché non ci basta il vino che produciamo dai nostri vigneti ancora. Ci vuole ovviamente la qualità, che è imprescindibile, perché altrimenti non sopravvivi. Poi ci vuole una storia, un prodotto che interessi al consumatore, meglio se ha un’identità legata al territorio. E poi ci vuole l’eleganza, perché senza eleganza è difficile bere un vino, o perlomeno berlo più di mezzo bicchiere.”

In questa fase delicata, sul mercato arrivano denominazioni importanti a prezzi sotto fascia, con un effetto boomerang che indebolisce valore e percezione della qualità. A pagare il prezzo più alto sono i piccoli produttori, che per anni hanno beneficiato della visibilità delle cantine più strutturate. Oggi, con la domanda ferma, sono i primi a entrare in sofferenza, privi di margini e protezioni.

Folonari richiama anche il peso della continuità familiare: “Siamo sul territorio da tanti anni, la mia famiglia fa vino da otto generazioni. Abbiamo un nome che dà sicurezza al consumatore finale, che oggi beve meno e quindi, scegliendo, preferisce vini che hanno un nome, un marchio, una storia o comunque vini interessanti.”

Secondo Ismea Mercati, a giugno i prezzi sono scesi del 5% per il Chianti e del 2,4% per il Chianti Classico. Il Brunello di Montalcino resta più stabile, ma anche qui le cantine risentono del ristagno della domanda, nonostante l’ottima annata 2021 abbia offerto solo un impulso moderato.

Il quadro non è però interamente negativo: cresce l’interesse dei consumatori più giovani e si conferma la resilienza delle tipologie premium, oggi tra le aree più dinamiche del mercato. Il consumatore, come sottolinea Folonari, “beve meno ma meglio”.

La fascia di qualità sembra infatti reggere meglio la contrazione: “Noi produciamo vini di fascia medio‑alta, quindi la riduzione dei consumi avviene più che altro nei vini entry‑level. Questo ci aiuta, e cerchiamo di fare di tutto per dare prodotti interessanti in tutti i sensi e anche molto piacevoli.”

In un momento storico in cui consumi e mode stanno cambiando, un dato resta chiaro: nel vino toscano vince la qualità.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.