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E’ un maiale nero di antiche origini, probabilmente già allevato al tempo degli Etruschi, e il suo manto è caratterizzato da una sorta di cintura più chiara all’altezza delle spalle anteriori. Stiamo parlando della Cinta Senese, animale quasi estinto che solo negli anni Novanta, sulla scia di un generale approccio al consumo più naturale, si è ripreso ad allevarlo in purezza, rispettandone i tempi di evoluzione e garantendole condizioni di allevamento allo stato brado.

Daniele Baruffaldi, presidente consorzio Cinta Senese DOP

“Questo animale deve muoversi e alimentarsi come cento anni fa. – spiega Daniele Baruffaldi, presidente del Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP – Ad esempio la soia è esclusa dalla sua alimentazione perché in Toscana cento anni fa non c’era. Questo prodotto, che ha delle caratteristiche organolettiche diverse, soprattutto nel grasso che è particolarmente morbido e si scioglie addirittura a soli 35 gradi, è un’eccellenza conosciuta e molto ricercata”.

Oggi la domanda supera di dieci volte l’offerta del prodotto e per questo al Consorzio di tutela della Cinta Senese dop è in cerca di aspiranti allevatori che abbiano almeno tre caratteristiche.

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“Serve passione per la natura e per gli animali, un po’ di buona volontà e uno spazio ampio perché il nostro disciplinare prevede una certa superficie a disposizione degli animali: vanno circa 10 animali adulti per ettaro di superficie”

Una bella opportunità per immergersi in un lavoro a contatto con la natura e riscoprire il valore autentico delle nostre tradizioni toscane.

“Per avere informazioni bisogna chiamare il Consorzio e forniremo tutte le indicazioni necessarie. Sono indispensabili alcune nozioni specifiche che non si trovano sui libri ma l’allevatore di cinta senese lo può fare chiunque”, conclude Baruffaldi.

si ringrazia l’allevamento Renieri per la gentile concessione delle immagini

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