Chianti Rufina, tanti i consensi dalle Guide Vini 2019

L’interpretazione dei vini da parte dei produttori è sempre più precisa e legata alla ricerca dei migliori risultati per ogni singolo cru, pur mantenendo alta  la qualità di ogni prodotto aziendale.

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Grande soddisfazione tra i produttori della DOCG Chianti Rufina  per i consensi ricevuti dalla critica nella stagione appena trascorsa e di recente pubblicati dalle Guide Vini 2019 e dai magazine internazionali di settore.

L’interpretazione dei vini da parte dei produttori è sempre più precisa e legata alla ricerca dei migliori risultati per ogni singolo cru, pur mantenendo alta  la qualità di ogni prodotto aziendale.

L’aspetto più interessante dei giudizi dei critici di questa stagione è costituito proprio dall’apprezzamento di uno stile di vino slanciato ed elegante, ma anche dotato di una buona struttura. Questo ha provocato la perplessità di chi si aspettava, a causa delle condizioni pedoclimatiche della Rufina, uno stile caratterizzato solo dalla sottigliezza e magari da componenti dure e spigolose bisognose di lunghi invecchiamenti per domare la loro scontrosità. Anche ammesso che sia il cambiamento climatico il responsabile di questo fattore, non ci si dovrebbe dispiacere di trovarsi di fronte a vini dal perfetto equilibrio e dotati di profumi fruttati freschi e maturi, accattivanti e fragranti, di buona sostanza al palato, ma articolati e slanciati, insomma eleganti e di beva agile e piacevole, e sicuramente mai stucchevoli.

Così troviamo due massimi riconoscimenti da parte del Gambero Rosso, i famosi Tre Bicchieri, uno per I Veroni con il Chianti Rufina Riserva Quona 2015 ed uno per Frescobaldi con  l’IGT (che si spera ritorni presto Chianti Rufina DOCG) Montesodi 2015 . Ottimi risultati sono costituiti anche dai numerosi 2 Bicchieri Rossi conseguiti. Per Castello del Trebbio, con il Chianti Rufina Riserva  Lastricato 2014, annata difficile, ma che alcuni hanno interpretato con risultati di eccellenza. Poi per il Mormoreto  e per il Pomino Pinot Nero, entrambi  2015, di Frescobaldi. Per la storica azienda Selvapiana con il Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 2015. E ancora per Colognole con il Chianti Rufina Riserva del DON 2015, per Frascole con  il Chianti Rufina Riserva 2015, per Villa Travignoli con il Chianti Rufina Riserva Tegolaia 2015, per Grignano con il Chianti Rufina 2015, e per la Tenuta Bossi dei Marchesi Gondi con il Chianti Rufina San Giuliano 2016. Buone valutazioni anche per tutte le altre aziende del comprensorio con punteggi che attribuiscono i Due Bicchieri ai numerosi vini recensiti.

Daniele Cernilli, decano della critica enologica, pubblica la Guida Essenziale dei Vini d’Italia, dove premia il Bucerchiale 2015 di Selvapiana, con 94 punti, stesso punteggio attribuito a Frescobaldi con il Mormoreto 2015 e con il Chianti Rufina Nipozzano Riserva 2015, e al Castello del Trebbio con il Pazzesco 2015. Sempre il Castello del Trebbio riceve un bel 92 per il Vin Santo del Chianti. La Fattoria di Lavacchio ottiene 93 punti con il Chianti Rufina Riserva Cedro 2016, così come I Veroni con il Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice 2009.

La Guida Slow Wine edita da Slow Food e sostenuta dalla FISAR, non assegna punteggi, se non per pochi vini premiati. La procedura consiste però nel recensire le aziende più significative per l’impostazione Slow che sta alla base della filosofia del movimento. La recensione, quindi, rappresenta di per sé un grande riconoscimento.  Per i premi assegna la Chiocciola (il simbolo assegnato a una cantina per il modo in cui interpreta i valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con Slow Food) a Selvapiana e  la qualifica di Vino Slow  (vino che oltre a risultare eccellente, condensa nel bicchiere caratteri legati al territorio, storia e ambiente) al Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 2015. La Chiocciola va anche a Frascole che ottiene il riconoscimento di Vino Slow per il Chianti Rufina Riserva 2015. Attribuisce poi la preferenza Vino Quotidiano (bottiglia eccellente che costa meno di 10 € in enoteca)  al Chianti Rufina Cedro 2016 della Fattopria Lavacchio e al Chianti Rufina 2015 del Podere Il Balzo, interessante novità emergente in casa Rufina. Le aziende recensite con ottimi commenti sono:  Colognole, Fattoria Lavacchio, Frescobaldi, I Veroni, Selvapiana, Fattoria Il Lago, Frascole, Villa Travignoli, Grignano, Marchesi Gondi Tenuta Bossi, Podere Il Balzo.

Pioggia di stelle dalla storica Guida Veronelli.  Ricevono 3 stelle con 90 punti la Fattoria di Lavacchio con il Chianti Rufina Ludié 2012 e con il Vin Santo del Chianti Rufina Riserva 2011, poi troviamo Frescobaldi  con il Mormoreto e il Chianti Rufina Riserva Vecchie Vigne entrambi del 2015 classificati con 92 punti, oltre a Pomino Benefizio 2016 e Montesodi 2015. Altra pioggia di tre stelle quella che cade sulla Tenuta Bossi Marchesi Gondi: al Mazzaferrata 2012 vanno 92 punti, 91 al Chianti Rufina Riserva 2013 e al Ser Amerigo 2012 e 90 punti al Chianti Rufina Riserva Pian dei Sorbi 2015 e al Vin Santo Cardinal de Retz 2006.

Le associazioni di sommelier AIS e FIS pubblicano due guide denominate Vitae e Bibenda rispettivamente. I massimi riconoscimenti di Vitae (4 VITI) vanno al Montesodi 2015 di Frescobaldi e al Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 2015 di Selvapiana, mentre il Chianti Rufina Riserva Quona 2015 de I Veroni oltre alle 4 Viti dell’AIS colleziona anche i 5 grappoli di Bibenda FIS.

La Guida Vini Buoni d’Italia del TCI recensisce esclusivamente vini da vitigni autoctoni e per questo motivo molti IGT che impiegano uve internazionali sono  esclusi dal giudizio. Al vertice della classifica troviamo il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 2015 di Selvapiana che riceve la prestigiosa Corona e 4 stelle. Le 4 stelle vanno anche al Chianti Rufina 2016, sempre di Selvapiana e al Castello del Trebbio con il Chianti Rufina Riserva Lastricato 2014, a Colognole con il Chianti Rufina Riserva del Don 2015, alla Fattoria di Lavacchio con il Chianti Rufina Riserva Cedro 2015, e con il Vin Santo Rufina Riserva 2011, a I Veroni con il Chianti Rufina  Riserva Quona 2015.

Il Golosario di Paolo Massobrio si distacca leggermente dal coro, scegliendo vini di notevole personalità e attribuisce la qualifica di Vino Top con Corona Rossa al Chianti Rufina Lastricato Riserva 2014 del Castello del Trebbio, al Fontegalli 2013 di Lavacchio, al Pomino Pinot Nero 2015 di Frescobaldi,  al Chianti Rufina 2016 di Selvapiana e al Chianti Rufina 2015 di Grignano.

Infine troviamo i primi risultati delle degustazioni eseguite dai principali Magazine cartacei e online internazionali, non vere e proprie guide assolute, ma i cui giudizi sono seguiti dai buyers internazionali che a loro volta sono orientati dalla disponibilità dei vini sui rispettivi mercati di riferimento.

Wine Spectator, che da poco ha dichiarato il Sassicaia 2015 miglior vino del mondo per il 2018, recensisce con ottimi voti sia Frescobaldi che Selvapiana. Quota il Mormoreto 2015 con 92 punti, con 91 il Montesodi 2015, con 90 il Chianti Rufina Riserva Vecchie Viti 2015, mentre per Selvapiana attribuisce 91 punti al Chianti Rufina 2016. Selvapiana fa poi incetta di ottimi giudizi con il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 2013 che  si classifica al 43° posto fra i migliori 100 vini dell’anno di Wine Enthusiast con 94 punti e 47° nella Cellar Selection, poi ancora 94 punti da James Suckling, 93 punti da Robert Parker con Wine Advocate e di nuovo 93 punti da Vinous di Antonio Galloni.

In casa Frescobaldi spiccano i 95 punti di James Suckling al  Mormoreto 2015.  Suckling premia poi con 93 punti il Montesodi 2015, con 94 punti il Nipozzano Chianti Rufina Riserva Vecchie Viti 2015, con 93 punti il Nipozzano Chianti Rufina Riserva 2015, e con 94 punti il Pomino Vin Santo 2009. Infine James Suckling recensisce con punteggi superiori a 90 i due vini de I Veroni Chianti Rufina Riserva Quona 2015 e il Chianti Rufina I Domi 2016.

La critica di lingua tedesca, quella di  Vinum di Christian Eder, che pubblica in Germania, Austria e Svizzera, conclude l’elenco dei risultati prestigiosi dei vini della Rufina. Nella Guida Chianti 2019 troviamo con 17,5/20 e stella d’oro il Bucerchiale 2015 di Selvapiana, mentre con 17/20 e ancora stella oro  abbiamo il passito Oro del Cedro di Lavacchio, il Chianti Rufina Riserva Villa Bossi 2013 della Tenuta Bossi Marchesi Gondi, e con 16,5 punti il Chianti Rufina I Domi 2016 de I Veroni, il Poggio Gualtieri 2013 di Grignano e il Ludié 2011 di Lavacchio, per finire con i 16 punti del Chianti Rufina Riserva Vigna Vecchia 2013 del Podere Il Pozzo, e del Chianti Rufina Riserva 2014 Vecchie Viti di Frescobaldi. La rivista Merum, infine, premia con due cuori il Chianti Rufina 2015 di Colognole.

Una campagna di degustazioni centrata soprattutto sulle eccellenti annate 2015 e 2016 e che ha sortito risultati molto soddisfacenti e del tutto promettenti per la produzione della DOCG Chianti Rufina nel suo complesso. Come detto all’inizio i giudizi  indicano una maggiore consapevolezza nella ricerca della personalità stilistica dei vini e dell’impronta del territorio. Il vino Rufina ha ora una morbidezza avvertibile che rende il sorso piacevole e sempre ben sostenuto dalla vena acida con un frutto appetibile e gradito. Il tannino è maturo e dolce e si fonde con la freschezza acida anziché entrarci in conflitto. Tutto questo, unito con la proverbiale longevità dei vini di questo territorio, rende la produzione estremamente interessante nel settore dei vini di alta qualità da collezione e investimento.

Per il futuro, fanno ben sperare i risultati della appena conclusa vendemmia 2018, che sono tra i migliori e più equilibrati dell’ultimo periodo, sicuramente in linea con le ultime recenti annate del vino della Rufina.

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Milko Chilleri

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Giornalista e VideoReporter, i miei primi compagni il video e la musica, mixati alla certezza che il suono e l'immagine riescono a parlare con tutti.
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