Chianti CS-01

Nell’ambito delle Chianti Lovers Week, dal 7 al 9 maggio il Consorzio Chianti Colli Senesi ha acceso i riflettori sulle diverse anime del Chianti, organizzando un press tour pensato per far vivere dall’interno il territorio di Siena e dei Colli Senesi e le sue aziende.

C’è un volto del Chianti che parla con accento profondamente senese, meno celebrato mediaticamente di altri ma capace di raccontare con autenticità una delle anime più identitarie del grande mosaico toscano. Il Chianti Colli Senesi è una sottozona storica della DOCG Chianti, che abbraccia un territorio vasto e sfaccettato, un vero “arcipelago” vitivinicolo della provincia di Siena, dove il Sangiovese trova interpretazioni differenti ma accomunate da eleganza, freschezza e forte vocazione gastronomica.

A custodire e promuovere questa identità è il Consorzio Chianti Colli Senesi, realtà nata ufficialmente nel 2001 ma con radici storiche che affondano nel Novecento, oggi punto di riferimento per centinaia di aziende del territorio. Un lavoro costante di tutela e valorizzazione che passa attraverso la promozione internazionale, il racconto del territorio e occasioni di incontro diretto con stampa e operatori.

La domanda però è capire che strada vuole prendere il Consorzio per fare sì che i vini siano identitari e che siano la vera espressione del territorio senese. Spesso ci si trova con realtà che fanno ancora un utilizzo smodato del legno, sminuendo il potenziale del Sangiovese. Il giusto affinamento è lecito ma, ritengo che i tempi per fare vini “ciliegioni”, sia superato.

Il viaggio è iniziato il 7 maggio alla Cantina Montechiaro, sulle colline che guardano Siena. Un luogo capace di conquistare immediatamente per la sua posizione privilegiata: l’aperitivo al tramonto, con la città del Palio sullo sfondo e il profilo morbido delle colline toscane, è stato un perfetto biglietto da visita del territorio. A seguire, una cena con abbinamento dei vini aziendali ha permesso di approfondire la produzione della cantina: sorprendentemente, a convincere maggiormente sono stati i bianchi e il rosato, espressioni di grande freschezza e immediatezza, più dei rossi, che pure restano il cuore produttivo dell’azienda. Insieme a Alessandro Griccioli, è stato possibile ripercorrere la storia del palazzo e della cantina, fin dal 1600.

Con uno sguardo rivolto al futuro ma profondamente legato alle radici familiari, Alessandro Griccioli ha rilanciato la tenuta puntando sull’agricoltura biologica e sul recupero di varietà autoctone rare come Canaiolo, Colorino, Barsaglina, Foglia Tonda e Ciliegiolo. Ma è la Malvasia Nera Toscana a rappresentare il tesoro più sorprendente di Montechiaro.

La sfida di Alessandro Griccioli è proprio questa: trasformare un patrimonio viticolo quasi nascosto in un racconto contemporaneo, capace di dare voce a un cru raro e prezioso, dove il terroir, il tempo e la sensibilità del vignaiolo diventano strumenti di espressione autentica. Montechiaro si conferma così non solo custode della memoria vitivinicola toscana, ma anche laboratorio di una viticoltura che guarda avanti con passione.

La mattina successiva è stata dedicata alla visita della tenuta, tra vigneti e cantina, prima del trasferimento verso Torre alle Tolfe, storica realtà situata alle porte di Siena. Azienda di antica tradizione agricola, oggi Torre alle Tolfe rappresenta un interessante esempio di equilibrio tra ospitalità rurale, sostenibilità e produzione vitivinicola di qualità. Qui ho avuto il piacere di conoscere l’enologa Teresa Castellani, giovane professionista preparata e determinata, una vera promessa dell’enologia italiana, capace di raccontare il vino con competenza e sensibilità contemporanea.

Dopo la degustazione, il tour è proseguito verso Il Ciliegio, azienda immersa in un paesaggio di grande fascino, dove il gruppo è stato accolto per il pranzo. La proposta enologica qui appare chiaramente orientata a un pubblico internazionale e turistico: vini piacevoli, immediati, pensati per accompagnare l’esperienza di chi visita questo angolo di Toscana durante un soggiorno tra Siena e Monteriggioni, trasformando il calice in un naturale prolungamento del viaggio.

L’8 maggio il press tour si è spostato nella parte più meridionale della provincia senese, a Chiusi, dove il gruppo è stato accolto presso la Vineria di San Gregorio per una cena dedicata ai vini e ai prodotti del territorio. Un momento conviviale che ha messo in evidenza il legame sempre più stretto tra il Chianti Colli Senesi e la valorizzazione della gastronomia locale, elemento imprescindibile dell’identità toscana.

Il pernottamento presso il suggestivo agriturismo Le Cerrete, immerso nella quiete della campagna della Azienda San Gregorio, ha permesso di vivere pienamente il ritmo lento e autentico di questo angolo di Toscana. Un luogo dove ospitalità rurale, produzione agricola e cultura del vino convivono in equilibrio, offrendo un’esperienza che guarda sempre più all’enoturismo di qualità.

La mattina del 9 maggio è stata dedicata alla visita dell’azienda, della cantina e dell’allevamento di Cinta Senese, simbolo della tradizione agricola locale e testimonianza di un approccio produttivo che valorizza la filiera e il territorio nella sua interezza. Un percorso che ha mostrato come, nel Chianti Colli Senesi, il vino non sia mai un elemento isolato ma parte di un ecosistema agricolo e culturale più ampio. A San Gregorio è stato protagonista Michele Monica, Direttore e manager dell’azienda che da qualche anno ha instaurato relazioni tra produttori, ristoratori e commercianti della zona di Chiusi, creando un sistema virtuoso che fa rete e stimola il confronto.

Particolarmente interessante la masterclass dedicata ai Chianti Colli Senesi Riserva, guidata da Cristina Mercuri, prima italiana a conseguire il prestigioso titolo di Master of Wine, insieme al Presidente del Consorzio Cino Cinughi. La degustazione, di cui si parla in un articolo dedicato, ha offerto uno spaccato convincente sulle potenzialità evolutive della denominazione, mettendo in luce vini capaci di coniugare struttura, freschezza e una sempre più definita identità territoriale.

A chiudere la giornata, il grande Country Party Enogastronomico organizzato dalle ore 17 ha trasformato l’azienda in un vivace punto d’incontro tra produttori, appassionati e pubblico locale. Dodici banchi di assaggio delle aziende consorziate del Chianti Colli Senesi, affiancati da birre artigianali e trappiste, hanno dialogato con sedici aree gastronomiche del circuito Slow Food, in un’atmosfera informale e genuina accompagnata dalla musica di Niky DJ. È stata anche una bellissima occasione per festeggiare i 25 anni del Consorzio.

L’evento ha rappresentato forse il momento più emblematico dell’intero press tour: un racconto collettivo del territorio attraverso il vino, il cibo e le persone. Tra le aziende e realtà presenti figuravano Azienda San Gregorio, Azienda Montechiaro, Podere Ricavo, Azienda Agricola Letizia Tiezzi, insieme a osterie, artigiani e produttori locali capaci di esprimere quella dimensione corale che rende il Chianti Colli Senesi molto più di una semplice denominazione vinicola.

Più che una vetrina promozionale, la Chianti Lovers Week si è rivelata così un’occasione concreta per comprendere l’anima contemporanea del Chianti Colli Senesi: un territorio che continua a evolversi.

La giornata conclusiva del press tour, il 9 maggio, ha rappresentato la sintesi perfetta dello spirito con cui il Consorzio Chianti Colli Senesi interpreta oggi il racconto del territorio: un equilibrio tra tradizione, accoglienza e capacità di dialogare con un pubblico sempre più internazionale e curioso.

Fondamentale, in questo senso, anche il lavoro svolto insieme all’agenzia PR Comunicare il Vino, che ha saputo costruire un percorso capace di mettere in relazione giornalisti, produttori e territorio in modo autentico e diretto, lontano da narrazioni costruite e vicino invece all’esperienza reale delle aziende.

Il Chianti Colli Senesi si conferma così una delle espressioni più interessanti del panorama toscano contemporaneo: meno incline agli eccessi, più legato alla territorialità e capace di parlare un linguaggio immediato ma non banale.

Alberto Chiarenza
Sono romano ma cresciuto in Sudafrica: porto uno sguardo multiculturale, eleganza e passione enogastronomica. Sommelier e Assaggiatore ONAV, vivo il vino come stile di vita e continua ricerca.