La biodiversità e il rispetto del suolo rappresentano oggi il filo conduttore della produzione nella denominazione Chianti Colli Senesi, una realtà che nel 2026 non vuole più essere percepita come una semplice “sottozona”, ma come un territorio capace di proporre una voce propria. Una voce fatta di aziende sfaccettate, accomunate dall’accoglienza e dal valore del paesaggio in cui sorgono, spesso organizzate in sistemi produttivi circolari che diventano il vero motore della denominazione.
Durante la masterclass ospitata presso l’azienda San Gregorio di Chiusi, la Master of Wine Cristina Mercuri ha offerto una lettura contemporanea del territorio, sottolineando la necessità di comprenderne la complessità.
“Il territorio del Chianti‑Colli‑Senesi è un territorio che va ascoltato e interpretato meglio, perché all’interno della denominazione ogni zona racconta qualcosa di diverso. È vero che vive sotto la pressione dei grandi giganti, ma possiede un’identità precisa, che definirei un arcipelago: suoli e altitudini cambiano, la parte nord offre sabbie più aromatiche, l’ovest — verso Montalcino — dà luminosità e slancio, mentre a sud emergono vini più austeri e profondi. La bellezza dei Colli Senesi sta proprio nel leggere questa diversità in chiave contemporanea, mostrando come il Sangiovese, pur vicino a territori celebri, non sia una denominazione di riserva, ma una realtà che, soprattutto nelle Riserve, esprime una forte identità personale.”
Un messaggio chiaro, che trova eco nelle parole del presidente del Consorzio Vino Chianti Colli Senesi, Cino Cinughi de’ Pazzi, presente alla degustazione. Il suo intervento ha posto l’accento sulla necessità di comunicare in modo efficace ciò che la denominazione può offrire oggi.
“Il consumo del vino è cambiato e continua a cambiare: un tempo era un alimento quotidiano, bevuto a tavola e in grandi quantità — negli anni ’70 si arrivava a 120‑130 litri pro capite. Oggi è diverso: si beve in convivialità, i vini sono cambiati e sta cambiando anche il consumatore. Dobbiamo far capire ai giovani che il vino non è un veleno, ma un prodotto da bere con consapevolezza e moderazione, e che può diventare di nuovo qualcosa di moderno. Anche i rossi si possono bere all’aperitivo o fuori pasto: questa è la comunicazione che dobbiamo riuscire a trasmettere.”
La degustazione ha messo in luce approcci stilistici differenti, fortemente legati al territorio e alle caratteristiche delle annate. La 2021 si distingue per florealità e dinamismo di palato, con alcuni dei campioni più convincenti dell’intera sessione.
La 2022, invece, porta in primo piano la finezza: vini più tesi, eleganti, capaci di incontrare anche palati meno esperti senza rinunciare alla profondità territoriale.
(La valutazione si basa sull’espressione del vino al momento dell’assaggio e sulle relative percezioni organolettiche ed emozionali, necessariamente soggettive e influenzate dalla sensibilità del degustatore.)
San Gregorio – Poggio Pagliaio 2022
(Sud‑Est denominazione)
Floreale e fruttato, con una succosità nitida di frutti rossi e neri. Tocco minerale e accenni di resina. Al palato è agile, soffice, ben disteso, con chiusura pulita e armonica.
Fattoria di Montepescini 2022 – Riserva
(Sud‑Ovest Siena)
Naso di frutto scuro, macchia mediterranea e note balsamiche di alloro. Croccantezza e pulizia guidano un profilo speziato e ben definito. Il palato è sapido, strutturato, con richiami di grassezza e una succosità che sostiene la beva.
Colombaio di Santa Chiara – Il Priore 2022 (Riserva)
(Nord‑Ovest)
Naso pieno, quasi materico: arancia sanguinella, susine mature, liquirizia, legno importante ma coerente. Il palato è succoso, con tannino ben presente e buona progressione.
Il Ciliegio – Poggio Orlando 2021 (Riserva)
(Nord‑Est)
Naso semplice, di frutto maturo rosso e nero. Profilo non particolarmente caratteristico, con legno non del tutto integrato. Palato ancora tannico, in cerca di fusione.
Mormoraia – Trochus 2021 (Riserva)
(Nord‑Ovest)
Naso ricco e dinamico: fiori, frutto, spezie, richiami fumé e cacao, vena balsamica. Palato saporito, intenso, legno di buona fattura e ottima pulizia. Vino distinto, di bella presenza.
Montechiaro – “Anno Domini 345” 2021 (Riserva)
(Nord)
Naso balsamico, frutti neri maturi, sottobosco ed erbe mediterranee. Palato asciugante, con un finale amaricante che ritorna e definisce lo stile.
Torre alle Tolfe 2020 (Riserva)
(Sud‑Ovest)
Naso pieno e rotondo: frutti neri, marasca, susina, richiami di piperita e cassis. Palato compiuto, tannino dinamico per scelta stilistica. Un vino gastronomico, di grande versatilità.







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