Carpineto è una storica azienda vitivinicola italiana con 500 ettari di vigneti distribuiti in cinque tenute, situate nelle zone più vocate della Toscana: Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico e Maremma. Fondata nel 1967 da Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo, nasce dalla visione condivisa di produrre grandi vini in una terra di straordinario potenziale. Oggi l’azienda è guidata dalle nuove generazioni: Caterina Sacchet, enologa, insieme a Elisabetta Sacchet, Francesca Zaccheo, Antonio Michael Zaccheo e, da poco, anche Anton Robert Zaccheo. La gamma è ampia e ben strutturata: rossi in prevalenza, ma anche bianchi, rosati e bollicine, tutti caratterizzati da qualità, personalità e longevità. I vini Carpineto sono apprezzati da pubblico e critica, con riconoscimenti costanti e una presenza in circa 70 paesi. Rese contenute, cura in vigna e attenzione in cantina contribuiscono alla sostenibilità e alla qualità, rendendo Carpineto un punto di riferimento tra i Grandi vini italiani.

Questo è il tuo primo ingresso nella Top 100 di Wine Spectator: qual è stata la tua prima reazione quando hai saputo del risultato e cosa rappresenta per te questo traguardo?”

La prima reazione è stata una grande emozione. Entrare nella Top 100 di Wine Spectator è un riconoscimento che mi gratifica a livello personale e rappresenta il lavoro, la passione che metto ogni giorno. È un traguardo importante perché conferma che il nostro percorso, fatto di scelte e di rispetto per il territorio, viene riconosciuto e valorizzato. Allo stesso tempo è uno stimolo a continuare a migliorarci, senza mai perdere di vista l’identità che ci contraddistingue.

“Il vino premiato è legato alle origini della vostra cantina, nata quasi 60 anni fa: come hai interpretato oggi quell’eredità tecnica e familiare nel tuo lavoro di enologa?”

L’eredità tecnica e familiare della nostra azienda è per me un punto di partenza indispensabile. L’ho interpretata con rispetto, mantenendo i principi fondamentali e arricchendoli attraverso le esperienze quotidiane. Il mio lavoro di enologa è stato quello di ascoltare questa storia e tradurla in uno stile contemporaneo, capace di esprimere autenticità, precisione e identità, senza mai snaturare il carattere che ci ha condotti fin qui.

“Molti anni fa questo vino era apprezzato anche da Bill Gates: secondo te quali caratteristiche lo rendono ancora oggi così riconoscibile e attuale, anche nel rapporto qualità‑prezzo?”

Credo che questo vino sia rimasto riconoscibile perché ha sempre raccontato la stessa storia. Nel tempo sono cambiate le tecniche, le sensibilità e i gusti, ma l’anima del vino è rimasta la stessa: equilibrio, struttura che si accompagnano elegantemente insieme. Anche nel rapporto qualità-prezzo, ha il suo valore, nella capacità di offrire un’esperienza autentica, che continua a essere riconosciuta e apprezzata.

Tuo padre aveva già vissuto un’emozione simile con il Vino Nobile di Montepulciano: quanto ha influito il suo percorso sulla tua formazione e sul tuo modo di intendere la viticoltura?”

I grandi insegnamenti che mio padre mi ha trasmesso rappresentano i pilastri del mio percorso. Sono valori solidi, che mi accompagnano ogni giorno, e che sto cercando di interpretare e personalizzare attraverso le mie esperienze. Saranno poi riconoscimenti come questi a contribuire a far emergere, nel tempo, il mio stile. Credo che l’enologo sia un vero e proprio artista: la sua missione è saper leggere la natura e portare nel vino le sfumature più belle che ogni giorno ci regala.

La classifica arriva alla vigilia di un’altra guida molto influente: come vivi questo momento in cui il vostro lavoro viene osservato e valutato da più fronti del mondo enogastronomico?”

Vivo questo momento come un punto di forte concentrazione sul valore del vino e sulla storia che porta con sé. Essere osservati e valutati da più fronti del mondo enogastronomico significa che il percorso iniziato molti anni fa continua a raccontare la sua storia. Il vino nasce con una visione precisa, quella di continuare a parlare del tempo che scorre, vendemmia dopo vendemmia.

Adriano Guerri
Lavorando in importanti hotels europei, per approfondire la conoscenza del mondo enoico frequento un corso vini a Londra.Mi appassiono al nettare di Bacco, al ritorno in Italia divento Sommelier Professionista. Un punto di partenza, inizio a partecipare a kermesse enoiche, degustazioni guidate, visite in azienda e areali sia in Italia sia all'estero. Da qualche anno scrivo articoli sul mio blog ed alcune riviste di settore nazionali.