Carol Kawall, “siamo quello che eravamo”

Carol Kawall con l’opera “SHAMAN”

“Questa opera si chiama “SHAMAN” e rappresenta una divinità” – racconta Carol Kawall – “èra il padre della tribù della regione di Tucumàn in Argentina, una civilizzazione pre colombiana. Tutti gli abitanti di questa tribù furono uccisi, quando gli spagnoli arrivarono per conquistare l’America.”

Il messaggio che desidera trasmette Carol Kawall  con l’opera “SHAMAN“ è quello legato alla preservazione della cultura.

“Questa opera è realizzata in terrcotta e porcellana” – prosegue Carol – “i colori sono naturali, è un lavoro simbolico: le due linci simbolizzano la forza, i serpenti invece la saggezza e la vita. La figura è quella di un uomo sempre presente nella festa di Pachamama, la più importante della regione del Tucumàn.”

Carol Kawall con l’opera “CAVEMAN”

Un’altra opera presente alla mostra fiorentina è “CAVEMAN”, a base di terracotta che per Caroll rappresenta il simbolo della vita.

“Il cerchio rappresenta sempre l’unione tra inizio e fine, un sistema unico” – prosegue Carol – “ho applicato alla terracotta un lavoro organico e naturale fatto con pietre e ceramica giapponese. Questo lavoro simbolizza l’evoluzione dell’uomo: dalla caverna alle torri. Noi siamo oggi quello che eravamo nel passato, credo anche che se l’uomo non cambierà i suoi comportamenti saremo destinati solo all’estinzione.”

Le due opere di Carol Kawall in esposizione a Firenze.

Milko Chilleri

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Giornalista e VideoReporter, i miei primi compagni il video e la musica, mixati alla certezza che il suono e l'immagine riescono a parlare con tutti.
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