Archeomatica e archeologia hi-tech alla scoperta del mito di Semifonte

Ruggero

Dopo oltre 40 anni si torna ad indagare sulla città mito di Semifonte, la città fondata dai conti Alberti e distrutta dai fiorentini nel 1202. E’ qui che dal 1570 domina tra le colline della Valdelsa l’unica costruzione visibile, eretta al termine del veto emesso dai fiorentini: la Cappella di San Michele Arcangelo in Semifonte, progettata dall’architetto Santi di Tito, riproduzione in scala 1 a 8 della Cupola di Santa Maria del Fiore, capolavoro brunelleschiano. Grazie ad una rete di partner, il Cnr di Roma e alla stretta collaborazione con le università italiane e polacche sono in corso le indagini e le ispezioni archeologiche che mirano ad individuare eventuali presenze di accumuli, agglomerati e strutture immerse nel sottosuolo.

Un’operazione di respiro internazionale, frutto del Protocollo di intesa firmato nel 2016 tra il Comune di Certaldo, l’Unione comunale del Chianti fiorentino e il Gruppo archeologico Achu nell’ambito di un progetto di valorizzazione culturale e turistico del sito di Semifonte condiviso con alcuni privati residenti nella zona.

“Un’impresa colossale – la definisce il sindaco di Barberino Val d’Elsa Giacomo Trentanovi – che attiva collaborazioni e relazioni internazionali, nello studio condotto in parallelo da archeologi italiani e polacchi delle Università di Firenze e Varsavia, impegnate nella scoperta di due città cancellate dal tempo ma non dalla memoria e caratterizzate da alcune analogie come Semifonte in Valdelsa e Sandomierz in Polonia”.

“Un imponente lavoro di coordinamento che mette in rete importanti sinergie – dichiara il sindaco di Certaldo Giacomo Cucini – per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio, di grande interesse sia storico che culturale. Un ulteriore e fondamentale passo avanti, dopo la firma del protocollo, teso alla conoscenza e all’identità dei nostri territori”.

Un aspetto innovativo delle indagini è la combinazione tra l’archeomatica e l’archeologia hitech, nonché l’utilizzo metodologie e strumentazioni sofisticate come il georadar, il magnetometro, la resistività elettrica, il drone che scatta immagini multispettrali e fototermiche. È l’applicazione dell’archeologia leggera e non invasiva che permette di andare a caccia di ciò che resta di Semifonte. Le indagini hanno coinvolto anche gli studenti del Corso di Archeologia medievale e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Firenze.

Nonostante l’ira dei fiorentini che secoli fa tolsero ogni diritto di vita e ricostruzione a Semifonte, la terra di Semifonte, amata dai suoi abitanti, continua a far parlare di sé nel segno della memoria. Di Semifonte parla Dante nel sedicesimo canto del Paradiso e in una descrizione dettagliata Pace da Certaldo, autore della Istoria della guerra di Semifonte, scritta probabilmente tra il 1320 e il 1332. Un filo che non si è mai spezzato grazie soprattutto ai semifontesi di allora e agli abitanti di oggi, al senso di appartenenza di una comunità fortemente legata a quella terra, che nel corso del tempo ha continuato a tenere in vita la propria città sommersa.

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