Archeologia, ad Impruneta nasce il progetto sulle ceramiche rinascimentali

Il progetto attivato dall’amministrazione comunale di Impruneta, l’Università degli studi di Firenze e Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio

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Il ritrovamento casuale a Impruneta, due anni e mezzo fa, di oltre 30mila frammenti di ceramiche risalenti all’epoca rinascimentale è alla base del programma per “Ceramiche rinascimentali nel paese del cotto. Laboratorio archeologico, fra ricerca e formazione , attivato dall’amministrazione comunale di Impruneta, l’Università degli studi di Firenze e Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato.

A illustrare l’iniziativa in palazzo del Pegaso anche il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, che ha riconosciuto la “prontezza e intelligenza” dell’amministrazione imprunetina nel trasformare quel ritrovamento in “un’iniziativa”. “Si guarda a un laboratorio museo che possa mettere in evidenza i reperti ritrovati, con elementi che riprendono un uso costante della ceramica e che possono trasformarsi in un puzzle che riconduce alla storia eccezionale della terracotta, della ceramica e della lavorazione”. Il presidente, ricordando l’esposizione dei ritrovamenti etruschi di Poggio Colla, due anni fa in Consiglio, ha quindi candidato le sale di palazzo del Pegaso a divenire “il primo luogo espositivo” del materiale ritrovato.

Un’idea accolta in presa diretta dal  vicesindaco di Impruneta, Matteo Aramini, che circostanzia l’incredibile ritrovamento avvenuto in un’abitazione privata, in un seminterrato, durante dei lavori di ristrutturazione. Maioliche e ceramiche,  “vasellame prettamente utilizzato in cucina”, spiega Aramini, materiale che in futuro “potrebbe aprire la strada ad altri progetti, ad esempio per capire, chimicamente, che cosa veniva mangiato in queste porcellane”. Il vicesindaco indica le prime tappe, ormai prossime, del programma avviato. Il Comune si sta attivando per allestire una sala nell’edificio comunale di Tavarnuzze, frazione di Impruneta, dove saranno portati i reperti. La prima fase riguarda analisi e studio di quanto ritrovato, e durerà circa un triennio, tra gennaio 2019 e dicembre 2021.”Sono già state informate le scuole” continua Aramini, che rimarca l’importanza di “far partecipare attivamente le persone, se vogliamo fare cultura sulla tradizione del posto”. Saranno coinvolti i ragazzi del Liceo Scientifico Rodolico e studenti iscritti ai corsi di Archeologia Medievale e di altre discipline affini presso l’Università di Firenze. Sullo sfondo, poi, c’è la possibilità di fare un polo espositivo alla Fornace Agresti, come indicato tra le fasi del progetto.

Dal soprintendete Andrea Pessina (Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze Pistoia e Prato)  il significato del protocollo sottoscritto in un contesto, Impruneta, che tra l’altro comprende anche una tradizione unica nel campo del cotto. “E’ importante che il materiale sia così valorizzato e possa essere finalmente esposto, i collegamenti tra passato e presente in Toscana sono molto forti e possono fornire proposte per il futuro”. Pessina, rivolgendosi al vicesindaco Aramini, suggerisce la possibilità di attivare, in futuro, “i vincoli sui cosiddetti beni immateriali” anche al cotto, che a Impruneta “viene prodotto con modalità antiche, che gli danno un valore aggiunto”. Un riconoscimento che può rivolgersi anche alle produzioni economiche tradizionali.

Guido Vannini, docente di Archeologia medioevale, del dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo all’Università di Firenze, ha indicato le peculiarità scientifiche del percorso avviato, ma anche la particolarità di una sinergia tra territorio, istituzioni e realtà locali – inclusi gli sponsor – del tutto particolare. Tanto da parlare di “un modello di intervento organico che potrebbe funzionare anche altrove”.

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redazione rossorubino

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