C’è un momento, nel percorso di ogni cantina, in cui la parola “identità” smette di essere un concetto e diventa una scelta. Una direzione precisa, fatta di rinunce, coraggio e consapevolezza. È ciò che emerge chiaramente durante la cena organizzata da Podere Ema, l’azienda con sede sulle colline sopra Grassina, nel comune di Bagno a Ripoli alle porte di Firenze, presso l’Osteria del Pratellino, un luogo che incarna perfettamente l’anima della tradizione toscana più autentica. Qui, tra piatti di cucina povera, veri, schietti, senza sovrastrutture, si crea il contesto ideale per comprendere il percorso della cantina guidata da Enrico Calvelli.

Un’identità che non si impone, ma si cerca

Podere Ema non sta inseguendo la perfezione tecnica fine a sé stessa. Sta cercando qualcosa di più complesso e, forse, più rischioso: la riconoscibilità.

Una dichiarazione che può sembrare semplice, ma che nel panorama contemporaneo assume un valore quasi controcorrente: non voler fare “i vini più buoni”, ma vini diversi, identitari, leggibili nel tempo e nel territorio.

Una visione che si traduce in scelte concrete, raccontate anche nel recente comunicato aziendale:

  • sostenibilità agronomica
  • riduzione dell’impatto ambientale
  • bottiglie leggere
  • rinnovamento dell’immagine per dialogare con un pubblico più giovane

Fogliatonda: il segno distintivo

Se esiste un filo conduttore in questo percorso, è il lavoro sul Fogliatonda, vitigno autoctono di cui Podere Ema è tra i principali interpreti.

Un’uva che si distingue anche visivamente: non vira verso il granato aranciato dei grandi classici italiani come Sangiovese o Nebbiolo, né verso il blu profondo dei vitigni internazionali. Il suo colore resta ancorato a un rosso più “puro”.

Una metafora perfetta di ciò che la cantina sta cercando: non assomigliare, ma esistere per ciò che è.

Accanto a questo lavoro, emerge un’altra scelta significativa: l’impianto del Morellone del Casentino, varietà quasi sconosciuta, che rafforza ulteriormente la direzione intrapresa.

Nel bicchiere: identità in costruzione

La degustazione ha restituito un quadro coerente con il percorso raccontato.

Rosato 2024

Profilo fresco e immediato, con note di piccoli frutti rossi, melograno e un accenno agrumato. Il sorso è scorrevole, dinamico, con una chiusura sapida che lo rende particolarmente gastronomico. Espressione centrata, pensata per una beva contemporanea.

IGT Xenoi 2024

Blend di Chardonnay, Viognier e Petit Manseng. Naso elegante e luminoso, giocato su fiori bianchi, pesca e albicocca, con leggere sfumature esotiche. In bocca è morbido ma sostenuto da una buona freschezza, con un finale equilibrato che richiama la componente fruttata e una lieve sapidità. Vino armonico, rotondo e dinamico. Una rarità nel panorama dei bianchi toscani.

Chianti Superiore 2024

Versione fresca e tesa. Emergono ciliegia matura, viole e una leggera speziatura. Il frutto è croccante, la componente fresca evidente. Sorso strutturato ma scorrevole, tannino presente e ben gestito. Equilibrato, con buona progressione.

Fogliatonda 2021

Il vino simbolo. Naso distintivo su frutti rossi maturi, note erbacee eleganti e richiami speziati. In bocca colpisce per la linearità del sorso e per un tannino che accompagna senza appesantire. Identitario, riconoscibile, ancora in fase di piena definizione ma già con una direzione chiara.

Nocchino 2019

Profilo più complesso, con frutta nera, cenni balsamici e una trama più profonda. Sorso avvolgente, con maggiore struttura e persistenza. Qui la ricerca di equilibrio tra carattere e rotondità è più avanzata.

Tradizione e contemporaneità: un equilibrio ancora in evoluzione

La cena al Pratellino mette in luce un dialogo interessante tra cucina e vino.

Da un lato, la solidità della tradizione gastronomica toscana. Dall’altro, vini che cercano una nuova leggerezza espressiva, più immediata, più “giovanile”.

Ed è proprio qui che emerge uno spunto di riflessione: la ricerca di identità, quando è così dichiarata, richiede tempo per trovare un equilibrio definitivo tra ambizione e armonia.

Alcune espressioni risultano già centrate, altre ancora in fase di definizione. Ma è un passaggio naturale, e necessario, per chi decide di uscire dai binari più battuti.

La forma segue la sostanza

Il rinnovamento non si ferma al vino. Il nuovo packaging — bottiglie leggere, etichette più dinamiche, un linguaggio visivo contemporaneo — non è un semplice restyling, ma parte integrante del progetto. Non è solo estetica: è coerenza tra ciò che il vino è e come viene raccontato.

Una direzione chiara

Podere Ema sta costruendo qualcosa che oggi è ancora un percorso, ma che ha tutte le caratteristiche per diventare una firma riconoscibile. C’è umiltà, nel non voler essere “i migliori”, ma anche una forte ambizione: essere se stessi, fino in fondo. Ed è forse proprio questa la forma più autentica di identità trovata.

Michele Nasoni
Era il 1972, annata tragica in tutta Italia per il vino, eppure nacqui io. Allevato a latte e Sangiovese, pane vino e zucchero, nel 2010, fu per me un piacere, oltre che un onore, diventare sommelier. Dal 2016 inizia a scrivere sul mio blog ed oggi eccomi qua!