È blu come le profondità del mare, da cui emergono le uve che lo producono, l’orologio realizzato da Locman dedicato a Nesos, il vino marino.

Un orologio iconico per un vino che ha fatto parlare di sé nel mondo, il modello è un inossidabile classico di Locman: il 1960, un orologio dal design raffinato che richiama lo stile glamour della Dolce Vita, con movimento solo tempo al quarzo, un’ampia cassa in acciaio e un vetro minerale antigraffio trattamento zaffiro. Elegante, ma anche sportivo, impermeabile fino a 50 metri di profondità: sulla cassa riporta il logo dell’anfora che esce dal mare, effige di Nesos. Una collezione in edizione limitata prodotta in due versioni: blu e perla.

Arrighi e Locman, due marchi dalla forte identità territoriale, ma con una spiccata vocazione internazionale, si uniscono per farsi ambasciatori del territorio. Un’operazione di co-marketing che nasce dalla profonda condivisione dei valori identitari delle due aziende.

Ricerca e innovazione
Gli orologi Locman si distinguono per i materiali innovativi, come il titanio, la fibra di carbonio, l’alluminio e altre leghe high-tech, oltre a un inconfondibile design, tanto che nel 2003 è la prima azienda al mondo a realizzare un orologio con cassa totalmente in fibra di carbonio.

Nel 2018 l’azienda Arrighi è la prima a realizzare un esperimento scientifico unico al mondo: produrre un vino con un metodo antichissimo, quello usato 2500 anni fa dai greci dell’isola di Chio. Un viaggio indietro nel tempo per scoprire i segreti di un vino mitologico. Un vino unico prodotto in edizione limitata, il Nesos, è frutto di un lungo lavoro. Ricerca scientifica, scoperte archeologiche, passione per la coltura e la cultura della vite, un territorio ineguagliabile come quello del Parco dell’Arcipelago Toscano hanno dato vita ad un prodotto irreplicabile che racconta una storia millenaria.

Energia dal mare
Gli orologi Locman nascono all’Isola d’Elba, a pochi metri dal mare e dal mare traggono ispirazione ed energia. Così come Nesos che porta il mare dentro la bottiglia.

Per produrre il vino, le uve sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità. Il sale marino durante i giorni di immersione, per “osmosi” penetra anche all’interno, senza danneggiare l’acino. La presenza di sale nell’uva, con effetto antiossidante e disinfettante, ha permesso di non utilizzare i solfiti. Dalle analisi svolte dall’Università di Pisa è emerso che il contenuto in fenoli totali del vino marino è il doppio rispetto a quello prodotto tradizionalmente, e questo grazie alla maggiore estrazione legata alla parziale riduzione della resistenza della buccia.

close
adv