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Dino Campana, centenario di un viaggio d’amore

[cml_media_alt id='6597']La Gioconda il mistero dell'identità svelato da una storia d'amore[/cml_media_alt]

“ Penso a Campana, alle sue magnifiche membra d’atleta, che racchiudevano uno spirito che il vento della vita spense. Tutta la sera m’è ondeggiata alla memoria l’immagine di lui, della sua pazzia, e quell’altipiano deserto in quelle prime poche notti estive del nostro amore che sono rimaste le più pervase d’infinito ch’io abbia vissuto. “
Così annota l’ Aleramo nel suo Diario tredici anni dopo, ricordando quell’amore “ il più intenso e il più terribile della mia vita” che ebbe inizio al Barco, vicino a Firenzuola, nell’Appennino tosco romagnolo, il 3 agosto 1916. L’incontro era stato preceduto da uno scambio epistolare, da lei avviato dopo aver letto i Canti Orfici. E sono appunto le lettere le testimoni di una storia fatta di pochi incontri, di lunghi abbandoni, di sofferenze e di dichiarazioni di amore eterno (“your for ever”scrive Dino) .

Su un centinaio di documenti fra lettere, cartoline, telegrammi e appunti si fonda l’esposizione organizzata dal Centro Studi Campaniani di Marradi per ricordare il centenario di un “viaggio”, come lo definisce Campana nella lirica “In un momento”, intrapreso con una donna libera e spregiudicata che fu l’antesignana dell’emancipazione femminile. L’allestimento cerca “un coinvolgimento emotivo con le parole scritte, la grafia, le missive dei due protagonisti, avvolgendo così il visitatore nel gorgo delle frasi ora tenere, ora disperate, ora quasi da calpestare come quelle rose che ebbero più spine che petali” annota nella brochure il curatore della mostra l’architetto Silvano Salvadori.

Per la prima volta i visitatori potranno vedere le copie dei manoscritti delle poesie dedicate ad una donna dagli occhi “forti di luce”, comprese nel Fondo Matacotta e gentilmente concesse dal figlio Cino e le copie dei manoscritti delle lettere depositate nel Fondo Aleramo presso l’Istituto Gramsci di Roma o provenienti da archivi privati.
Tutto questo materiale è stato inserito a corredo dei testi critici predisposti da Mirna Gentilini nel libretto dal titolo “ Questo viaggio chiamavamo amore”, stampato a cura del Centro Studi Campaniani in occasione del centenario dell’incontro Campana Aleramo .
“Gli originali delle lettere di Campana, edite nel 1958 da Niccolò Gallo, a cui Sibilla le donò, sono introvabili” dichiara Mirna Gentilini, Presidente del Centro Studi Campaniani, che ha contattato anche le nipoti di Gallo, all’oscuro di questi importanti documenti, e aggiunge: “Che abbia avuto effetto l’anatema – Le mie lettere sono fatte per essere bruciate – da lui pronunciato in una lettera a Sibilla?” Certo la vicenda umana di Campana è costellata di misteri: da vivo gli smarrirono il manoscritto, da morto le lettere d’amore!
Saranno esposte inoltre le opere premiate del 4° Concorso Studentesco grafico Pittorico indetto in occasione del centenario e la maglietta con impresso il disegno vincente.

La mostra, inaugurata il giorno del convegno su “Rina Faccio, alias Sibilla Aleramo,”amica amante” di Dino Campana” è stata aperta il 25 giugno 2016 nelle sale del Museo “Artisti per Dino Campana” Via Castelnaudary, 7 Marradi (FI), e potrà essere visitata sino al 25 agosto nei giorni di apertura del Centro Studi Campaniani (martedì e venerdì dalle 17 alle 19), su appuntamento in altri giorni, e nei giovedì di luglio e agosto dalle 21 alle 23.

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